The way I see you, Trieste

The way I see you, Trieste
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Come with me

Come with me
Come with me

Lo Spirito è forte, ma la Carne è saggia.

02 - Wise

Qualcuno dice che il corpo rispetto allo Spirito è inferiore.
Come se ciò che è compiuto nel desiderio e nella passione sessuale valesse meno di ciò che è scelto attraverso la Ragione e la Volontà Morale.
Ma il desiderio mostra coraggio e saggezza quando il Desiderio e la Ragione si fanno piccoli e si ritirano e non osano servire la Vita.
Nel Desiderio della Carne si nasconde una più alta ragione e arde un più profondo significato, tali da far impallidire la razionalità e sopraffare la volontà.
Il Desiderio è più vicino al Cuore della vita, più fedele, più longevo.
E’ la carne che comanda il desiderio.
Io dico, lo Spirito è forte, ma la Carne è saggia.

Someone says that the body is inferior to the Spirit.
As if what was accomplished in sexual desire and passion was worth less than what is chosen through Reason and Moral Will.
But desire shows courage and wisdom when Desire and Reason become small and withdraw and do not dare to serve Life.
In the desire of the flesh there hides a higher reason and burns a deeper meaning, such as to dull rationality and overwhelm the will.
Desire is closer to the Heart of life, more faithful, more long-lived.
It is the meat that commands desire.
I say, the Spirit is strong, but the flesh is wise.

[from “I due volti dell’amore” written by Bert Hellinger]

La mia 205

21 maggio 2017

Gran fondo di ciclismo, 9 Colli
Gran fondo di ciclismo, 9 Colli

Andare a letto presto per alzarsi alle 4 del mattino, ma il presto è già tardi.
Non chiudere occhio neanche un minuto e passare a rassegna gli oggetti, gli accessori, i dispositivi utili all’impresa.
Uscire nel buio della notte per vedere che ancora piove.
Fare colazione abbondante alle 4.30.
Decidere l’abbigliamento e indossarlo.
Prendere la bici preparata poche ore prima e recarsi nella strada bagnata alle 5.30.
Nel freddo dell’aurora pedalare per raggiungere la tua griglia di partenza, quella gialla, lungo il canale di Cesenatico, cercando di prendere confidenza col tuo corpo.
Parlare coi tuoi vicini nell’attesa del via e rendersi conto che sei uno dei 15 mila, un fiume di teste colorate nell’alba ancora blu.
Ascoltare una voce nell’aria, vedere un elicottero sulla tua testa, sentire lo sparo a salve di un cannone, avvisare la bocca dello stomaco che si restringe e le farfalle nella pancia, rendersi conto che è fatta-si-va.
Vedere il fiume di ciclisti davanti a te che comincia a scorrere e pensare che ora tocca proprio a te poggiare il culo sul sellino dopo aver bloccato il piede destro sul pedale.
Partire all’alba nella bruma.
Stare attenti alla ruota davanti, ai gomiti dei tuoi compagni posti di lato, a quelli che ti sopravanzano.
Procedere nella pianura nel silenzio assoluto del risveglio della natura e degli uomini, rotto dal ciclo delle pedalate di tutti quegli appassionati
Risalire i colli romagnoli nel serpentone colorato di bici e divise.
Ascoltare il pneumatico della ruota rotolare sul fondo stradale fino quasi a scivolare su di esso.
Alzarsi sui pedali per sentire il peso del tuo corpo che spinge quell’unico oggetto uomo-bici.
Salire salire salire.
Prima in scioltezza, poi sempre più pesantemente.
Godere di panorami a 360 gradi. Rocche, valli, colli, monti, mari, creste, papaveri rossi, campi gialli.
Passare tra ali di gente nei centri abitati che ti incitano e tu applaudono.
Gioire delle strade completamente chiuse e a tua disposizione.
Essere soddisfatti di una organizzazione perfetta.
Soffrire sul Barbotto al 18% spingendo sui pedali sempre più con fatica rasentando i 6 km orari. Continuare a spingere fino all’estremo, passando tra due ali di ciclisti che proseguivano a piedi. No. Io non volevo scendere e li rispettavo comunque. Sentire la ruota davanti alzarsi 4 volte almeno sulla retrospinta delle mie braccia. Arrivare in cima al gran premio della montagna sotto lo striscione con lo speaker che salutava incoraggiando l’ultimo sforzo. Ricoprirsi e rimettersi gli occhiali per affrontare la discesa pericolosissima. Farsi male le mani per tenere i freni ben saldi e stretti sui tornanti. Voltare appena il volto lateralmente per vedere l’infinito e goderne all’infinito.
Fermarsi al quarto ristoro, dopo 80 km per sapere se puoi ancora camminare.
Decidere al 100-imo km di voltare sulla destra per fare altri 100 km e altri 5 maledetti e benedetti colli, invece di voltare a destra e fare altri 30 km e il quinto e ultimo colle.
Dire a se stesso che senza l’adeguata preparazione è un azzardo.
Fregarsene del tuo io e voltare a destra.
Continuare a soffrire per 2 colli in salite da 9 km l’una e pendenze quasi impossibili.
Scollinare San Leo a 780 sul livello del mare coi brividi del freddo e le strade bagnate.
Mangiare e bere tutto ciò che ti resta nelle tasche e nelle borracce per no far mancare zuccheri al cervello e liquido nei muscoli.
Pedalare l’ultima discesa da solo senza vedere nessuna davanti, voltarsi dietro e rendersi conto che non sopravanza nessuno. Chiedersi se hai sbagliato strada ed attendere pedalando. Vedere un gruppetto di ciclisti e avventarsi addosso a forti e ampie pedalate.
Inseguire il trenino di ciclisti che vanno più veloci di te per affrontare gli ultimi 25 km in pianura verso il mare col vento contrario.
Affrontare gli ultimi grandi rondò come i veri professionisti, in fila indiana ad alta velocità, inclinando la bicicletta più del dovuto.
Vedere i segnali gialli dei km mancanti e, nonostante le gambe e la schiena, pensare: peccato stia finendo.
Assaporare quegli ultimi km pensando ai precedenti km, alla fatica, ai sorrisi, agli amori, agli amici, al sudore.
Entrare nel rettilineo finale massacrato ma anestetizzato dalla gioia.
Sistemarsi casco maglia occhiali per passare sotto lo striscione dell’arrivo col braccio destro sollevato e il pugno chiuso, a dare pugni all’aria gridando:
ASSURDOOOO!!!!
Sentire lo speaker ripetere. Si, è assurdo!!!!

# Effetto bora # hashtag bora #

Fino a poco fa sapevate parlare a stento in italiano. Oggi parlate quasi esclusivamente in #hashtag.
Mi rivolgo ai pappagalli.
Ed io continuo a proporre invece sempre le foto del mare, del gelo, della bora, di Trieste.
È tutto così ridicolo e banale.

Ci vuole una scassata!

La mia Luna Blu

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E’ stato molto difficile ieri sera. L’ho aspettata A Conconello, sotto Banne, sulla collina carsica che sovrasta Trieste, luogo dal quale si gode tutto il golfo triestino a perdersi lontano tra Venezia e l’Istria più lontana.
Lei, la Luna. Era attesa da me guardando il mare sulla sinistra. Il freddo era glaciale. Avevo pensato a tutto, ero coperto benissimo. Ma avevo dimenticato i guanti. Le mani nude per manovrare la macchina fotografica con questo vento e questo freddo. No. No. Non si fa. Anche i piedi erano esposti, nonostante calze e scarpe pesanti. Nulla, alla fine della serata ero congelato nelle estremità che ho rischiato di perdere. Non esagero. 2 gradi sotto lo zero sul Carso con quel vento… Duro, durissimo.
Non volevo perderla, non volevo perdermela. Lei, Signora Luna. L’ho fotografata tante volte, l’ho fermata nei miei occhi, tra le mie mani congelati. Lei che mi ha dato dettato la via dei miei studi e della mia carriera professionale. Lei che mi ha convinto quella notte del 19 luglio 1969.
Era già buio, l’alba era prevista per le 17,42. Ma non la scorgo. un dubbio all’improvviso. Penso: già sarà alle mie spalle. Lei è già nata stasera, ma sarà sull’altopiano carsico. A Trieste, sul livello del mare sorgerà più tardi per via del profilo carsico alto 450 metri.
Metto tutta la mia attrezzatura in auto e parto per valicare il Carso e inseguire la mia Luna nei campi sloveni, lungo Lipiza e Lokev.
A Basovizza la scorgo. E’ là. Ferma. Mi invita a guardarla. Fa capolino tra i boschi. La mia corsa rallenta, scendo dall’auto e le dedico degli scatti. E’ ancora all’orizzonte. Fa molto freddo. Procedo verso il confine, nel buio della sera di novembre, attraverso neri boschi. Percorro la strada verso il nord, Lubiana. Veloce. Non posso permetterla di alzarsi troppo. Devo fotografarla ancora all’orizzonte per metterla al confronto col profilo degli oggetti sulla Terra. Alberi, colline, case, boschi. Solo cosi potete comprendere quanto sia grande, immensa, affascinante, stregante, ammaliante.
Per te Luna, ho fatto pazzie, e continuerò a farle.
Continuerò a rincorrerti. Un giorno ti prenderò!

Costa saluta Trieste

costa
Lassù in plancia non mi hanno neanche visto. Impossibile da lì sopra. Io, minuscolo oggetto, ago nel pagliaio, canoino in mare. Mi scanso e lo vedo andare verso il sole.

Due eroi in attesa di giudizio

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Nubi nere su di me, visto quello che penso!
Non capisco perchè due omicidi debbano essere trattati come due eroi.
Fino alla proclamazione della sentenza del loro processo non possono essere giudicati innocenti, nè colpevoli.
Ed allora perchè gli onori di Stato e la loro presenza alla sfilata del 2 Giugno?
Ecco! Un’altra cosa che non capisco: non si possono risparmiare quei soldi di una sfilata anacronistica e inutile?

Pensieri e parole

Saba canottaggio
Prima di una uscita in mare, in singolo, solo con me stesso, decido, propongo, nego, acconsento.

Questa immagine denuncia l’amicizia, l’affetto, la stima di chi me l’ha scattata, il mio grande amico Matteo!

Amala, pazza Trieste

Piccola troma a Trieste
Sono interista per eredità, ma non ne sono più orgoglioso (con rispetto per tutti gli altri seri aspetti della vita).
Uno dei cori che si sentono allo stadio: “Amala, pazza Inter!!!”
Alle 18, in acqua remando, mi si presenta una trombetta d’aria, la vedo arrivare, si sposta l’aria con forza, corre sul mare veloce, porta aerosol di pioggia.
Dovrei vogare con forza per rientrare in porto, ed invece mi sento maledettamente attratto da quella forza che avanza e oscura tutto all’improvviso.
L’aspetto e mi faccio investire: “Amala, pazza Trieste!!!”

Chi mi farà il book fotografico?

2011 - Il mio amico carissimo
2011 – Il mio amico carissimo

Nasci. A volte non sei ancora uscito dall’utero materno, col cordone ombelicale che ti gira intorno al busto, e ti scattano le prime foto. Si, è successo a mio figlio.
Sei ancora in ospedale, nel più bel reparto, e grazie alla fotografia digitale che non costa più nulla, hai già il tuo primo servizio di 2 mila scatti.
No, mio figlio no. Solo una decina di diapositive in tutto, all’epoca una stampa costava troppo e lo scatto era pensato, calcolato, ponderato, progettato. Perciò molto più consapevolizzato.
Battesimo, Prima Comunione, Cresima, la Scuola, gli amici, il primo amore, il secondo il terzo, il quarto.
Il servizio di Nozze.
Il Convegno, il Compleanno Speciale, il Viaggio, la Crociera, lo Sport preferito, la Gara.
Servizi fotografici autoeseguiti (notate che non ho usato la parola “Selfie”) e servizi pagati ad un fotografo professionista.
Ma l’ultimo, il saluto finale, il book al tuo funerale. Perchè? Perchè no?
Quante volte l’avrei voluto fare. A mio padre tantissimo tempo fa, ero troppo giovane per lasciarlo. A mia madre, ero abbastanza consapevole da volerlo. No, fui fermato dai miei parenti ed amici stretti. Fui preso per inconsolabile sofferente.
No, io ero lucido e consapevole che si deve pur andare via in un’altra dimensione. Ma volevo scattarle il suo book.
Lo so, anche chi legge mi prenderà per stolto.
Ho pensato di imbucarmi ai funerali di amici lontani per sospendere volti e situazioni.
Quel giorno di novembre di qualche anno fa ero sconvolto e sconfortato dalla perdita del mio carissimo amico, fratello, gemello di una vita. Lo raggiunsi dopo un viaggio infinito, quando lui non era più. Stavano per chiudere la cassa. Non ce l’ho fatta. Ho tirato fuori il cellulare e…
Solo 2 scatti che oggi a distanza di circa 4 anni mi fanno rivivere quella emozione, altrettanto forte e calda e amorosa di uno scatto fatto in una diversa situazione di gioia.
Siete autorizzati a scattare foto alla mia partenza, siete tutti invitati!

Purple rain

I’ll miss you.
(sabasan)
Purple rain
I never meant to cause you any sorrow. – Non intendevo causarti nessun dispiacere
I never meant to cause you any pain. – Non intendevo causarti nessun dolore
I only wanted to one time see you laughing. – Volevo solo vederti ridere una volta
I only wanted to see you laughing in the purple rain. – Volevo solo vederti ridere nella pioggia viola

Purple rain, purple rain. – Pioggia viola pioggia viola
Purple rain, purple rain. – Pioggia viola pioggia viola
Purple rain, purple rain. – Pioggia viola pioggia viola

I only wanted to see you bathing in the purple rain. – Volevo solo vederti fare il bagno nella pioggia viola

I never wanted to be your weekend lover. – Non ho mai voluto essere il tuo amante del fine settimana
I only wanted to be some kind of friend. – Volevo solo essere per te qualche tipo di amico
Baby I could never steal you from another. – Piccola, non potrei mai portarti via a un amico
It’s such a shame our friendship had to end. – È così un peccato che la nostra amicizia debba finire così

Purple rain, purple rain. – Pioggia viola pioggia viola
Purple rain, purple rain. – Pioggia viola pioggia viola
Purple rain, purple rain. – Pioggia viola pioggia viola

I only wanted to see you underneath the purple rain. – Volevo solo vederti sotto la pioggia viola

Honey I know, I know, I know times are changing. – Tesoro, lo so, lo so, lo so che i tempi stanno cambiando
It’s time we all reach out for something new, – È tempo di ottenere qualcosa di nuovo
That means you too. – Questo vale anche per te
You say you want a leader, – Dici di volere un leader
But you can’t seem to make up your mind. – Ma sembra che tu riesca a deciderti
I think you better close it, – Credo dovresti chiudere la tua mente
And let me guide you to the purple rain. – E lasciare che io ti conduca nella pioggia viola

Purple rain, purple rain. – Pioggia viola pioggia viola
Purple rain, purple rain. – Pioggia viola pioggia viola

If you know what I’m singing about up here. – Se sapete ciò di cui sto cantando quassù
C’mon raise your hand. – Allora alzate le vostre mani

Purple rain, purple rain. – Pioggia viola pioggia viola

I only want to see you, only want to see you. – Voglio solo vederti, voglio solo vederti
In the purple rain – nella pioggia viola