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La mia Luna Blu

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E’ stato molto difficile ieri sera. L’ho aspettata A Conconello, sotto Banne, sulla collina carsica che sovrasta Trieste, luogo dal quale si gode tutto il golfo triestino a perdersi lontano tra Venezia e l’Istria più lontana.
Lei, la Luna. Era attesa da me guardando il mare sulla sinistra. Il freddo era glaciale. Avevo pensato a tutto, ero coperto benissimo. Ma avevo dimenticato i guanti. Le mani nude per manovrare la macchina fotografica con questo vento e questo freddo. No. No. Non si fa. Anche i piedi erano esposti, nonostante calze e scarpe pesanti. Nulla, alla fine della serata ero congelato nelle estremità che ho rischiato di perdere. Non esagero. 2 gradi sotto lo zero sul Carso con quel vento… Duro, durissimo.
Non volevo perderla, non volevo perdermela. Lei, Signora Luna. L’ho fotografata tante volte, l’ho fermata nei miei occhi, tra le mie mani congelati. Lei che mi ha dato dettato la via dei miei studi e della mia carriera professionale. Lei che mi ha convinto quella notte del 19 luglio 1969.
Era già buio, l’alba era prevista per le 17,42. Ma non la scorgo. un dubbio all’improvviso. Penso: già sarà alle mie spalle. Lei è già nata stasera, ma sarà sull’altopiano carsico. A Trieste, sul livello del mare sorgerà più tardi per via del profilo carsico alto 450 metri.
Metto tutta la mia attrezzatura in auto e parto per valicare il Carso e inseguire la mia Luna nei campi sloveni, lungo Lipiza e Lokev.
A Basovizza la scorgo. E’ là. Ferma. Mi invita a guardarla. Fa capolino tra i boschi. La mia corsa rallenta, scendo dall’auto e le dedico degli scatti. E’ ancora all’orizzonte. Fa molto freddo. Procedo verso il confine, nel buio della sera di novembre, attraverso neri boschi. Percorro la strada verso il nord, Lubiana. Veloce. Non posso permetterla di alzarsi troppo. Devo fotografarla ancora all’orizzonte per metterla al confronto col profilo degli oggetti sulla Terra. Alberi, colline, case, boschi. Solo cosi potete comprendere quanto sia grande, immensa, affascinante, stregante, ammaliante.
Per te Luna, ho fatto pazzie, e continuerò a farle.
Continuerò a rincorrerti. Un giorno ti prenderò!

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Due eroi in attesa di giudizio

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Nubi nere su di me, visto quello che penso!
Non capisco perchè due omicidi debbano essere trattati come due eroi.
Fino alla proclamazione della sentenza del loro processo non possono essere giudicati innocenti, nè colpevoli.
Ed allora perchè gli onori di Stato e la loro presenza alla sfilata del 2 Giugno?
Ecco! Un’altra cosa che non capisco: non si possono risparmiare quei soldi di una sfilata anacronistica e inutile?

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Amala, pazza Trieste

Piccola troma a Trieste
Sono interista per eredità, ma non ne sono più orgoglioso (con rispetto per tutti gli altri seri aspetti della vita).
Uno dei cori che si sentono allo stadio: “Amala, pazza Inter!!!”
Alle 18, in acqua remando, mi si presenta una trombetta d’aria, la vedo arrivare, si sposta l’aria con forza, corre sul mare veloce, porta aerosol di pioggia.
Dovrei vogare con forza per rientrare in porto, ed invece mi sento maledettamente attratto da quella forza che avanza e oscura tutto all’improvviso.
L’aspetto e mi faccio investire: “Amala, pazza Trieste!!!”

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Chi mi farà il book fotografico?

2011 - Il mio amico carissimo

2011 – Il mio amico carissimo

Nasci. A volte non sei ancora uscito dall’utero materno, col cordone ombelicale che ti gira intorno al busto, e ti scattano le prime foto. Si, è successo a mio figlio.
Sei ancora in ospedale, nel più bel reparto, e grazie alla fotografia digitale che non costa più nulla, hai già il tuo primo servizio di 2 mila scatti.
No, mio figlio no. Solo una decina di diapositive in tutto, all’epoca una stampa costava troppo e lo scatto era pensato, calcolato, ponderato, progettato. Perciò molto più consapevolizzato.
Battesimo, Prima Comunione, Cresima, la Scuola, gli amici, il primo amore, il secondo il terzo, il quarto.
Il servizio di Nozze.
Il Convegno, il Compleanno Speciale, il Viaggio, la Crociera, lo Sport preferito, la Gara.
Servizi fotografici autoeseguiti (notate che non ho usato la parola “Selfie”) e servizi pagati ad un fotografo professionista.
Ma l’ultimo, il saluto finale, il book al tuo funerale. Perchè? Perchè no?
Quante volte l’avrei voluto fare. A mio padre tantissimo tempo fa, ero troppo giovane per lasciarlo. A mia madre, ero abbastanza consapevole da volerlo. No, fui fermato dai miei parenti ed amici stretti. Fui preso per inconsolabile sofferente.
No, io ero lucido e consapevole che si deve pur andare via in un’altra dimensione. Ma volevo scattarle il suo book.
Lo so, anche chi legge mi prenderà per stolto.
Ho pensato di imbucarmi ai funerali di amici lontani per sospendere volti e situazioni.
Quel giorno di novembre di qualche anno fa ero sconvolto e sconfortato dalla perdita del mio carissimo amico, fratello, gemello di una vita. Lo raggiunsi dopo un viaggio infinito, quando lui non era più. Stavano per chiudere la cassa. Non ce l’ho fatta. Ho tirato fuori il cellulare e…
Solo 2 scatti che oggi a distanza di circa 4 anni mi fanno rivivere quella emozione, altrettanto forte e calda e amorosa di uno scatto fatto in una diversa situazione di gioia.
Siete autorizzati a scattare foto alla mia partenza, siete tutti invitati!

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Purple rain

I’ll miss you.
(sabasan)
Purple rain
I never meant to cause you any sorrow. – Non intendevo causarti nessun dispiacere
I never meant to cause you any pain. – Non intendevo causarti nessun dolore
I only wanted to one time see you laughing. – Volevo solo vederti ridere una volta
I only wanted to see you laughing in the purple rain. – Volevo solo vederti ridere nella pioggia viola

Purple rain, purple rain. – Pioggia viola pioggia viola
Purple rain, purple rain. – Pioggia viola pioggia viola
Purple rain, purple rain. – Pioggia viola pioggia viola

I only wanted to see you bathing in the purple rain. – Volevo solo vederti fare il bagno nella pioggia viola

I never wanted to be your weekend lover. – Non ho mai voluto essere il tuo amante del fine settimana
I only wanted to be some kind of friend. – Volevo solo essere per te qualche tipo di amico
Baby I could never steal you from another. – Piccola, non potrei mai portarti via a un amico
It’s such a shame our friendship had to end. – È così un peccato che la nostra amicizia debba finire così

Purple rain, purple rain. – Pioggia viola pioggia viola
Purple rain, purple rain. – Pioggia viola pioggia viola
Purple rain, purple rain. – Pioggia viola pioggia viola

I only wanted to see you underneath the purple rain. – Volevo solo vederti sotto la pioggia viola

Honey I know, I know, I know times are changing. – Tesoro, lo so, lo so, lo so che i tempi stanno cambiando
It’s time we all reach out for something new, – È tempo di ottenere qualcosa di nuovo
That means you too. – Questo vale anche per te
You say you want a leader, – Dici di volere un leader
But you can’t seem to make up your mind. – Ma sembra che tu riesca a deciderti
I think you better close it, – Credo dovresti chiudere la tua mente
And let me guide you to the purple rain. – E lasciare che io ti conduca nella pioggia viola

Purple rain, purple rain. – Pioggia viola pioggia viola
Purple rain, purple rain. – Pioggia viola pioggia viola

If you know what I’m singing about up here. – Se sapete ciò di cui sto cantando quassù
C’mon raise your hand. – Allora alzate le vostre mani

Purple rain, purple rain. – Pioggia viola pioggia viola

I only want to see you, only want to see you. – Voglio solo vederti, voglio solo vederti
In the purple rain – nella pioggia viola

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Fiato al doping, domani la Parigi Roubaix

Trieste, Giro d'Italia

Trieste, Giro d’Italia

Il ciclismo, la mia passione indotta da mio padre, sin da bambino, ancora prima. Ho sempre giocato con le palline dei ciclisti, sulla spiaggia, coi nomi dei ciclisti sulle mollette da bucato per simulare il Giro d’Italia o il Tour de France. Gimondi, Motta (ero il suo fan), Anquetil, Adorni, Bitossi, Merckx, Dancelli… Ho corso per passione da ragazzo e continuo ancora, mettendo solo acqua nella borraccia e non la pozione magica, come diceva e faceva Coppi.
Domani la Parigi-Roubaix. Sarebbe un grande spettacolo, se non fosse che la lotta tra il controllo antidoping e la ricerca di nuove sostanza sia, purtroppo, la gara vera. E noi lì, ad esaltarci per chi si dopa meglio ed elude tutti i controlli per vincere “sportivamente” sull’avversario.
Altro che divano, noccioline e birra!

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Una rosa al posto di un cellulare, sarebbe meglio!

Nozze

Una rosa al posto di un cellulare, sarebbe meglio!

  • Partecipare ad un concerto: fotografare e filmare col cellulare, con le braccia in alto, quasi tutti insieme, e non fare godere lo spettacolo a chi vuole immergersi e concentrarsi sull’evento.
  • Assistere ad un evento sportivo: fotografare e filmare col cellulare, con le braccia in alto, quasi tutti insieme, e non fare godere lo spettacolo a chi vuole immergersi e concentrarsi sull’evento.
  • Partecipare ad una cerimonia solenne, qualunque essa sia: fotografare e filmare col cellulare, con le braccia in alto, quasi tutti insieme, e non fare godere lo spettacolo a chi vuole immergersi e concentrarsi sull’evento.
  • Assistere ad un exploit o ad un saggio personale di amici e parenti: fotografare e filmare col cellulare, con le braccia in alto, quasi tutti insieme, e non fare godere lo spettacolo a chi vuole immergersi e concentrarsi sull’evento.

Perchè? Perchè? Perchè?
Se quelle migliaia di foto e quei chilometri di video restassero nel tuo cellulare non li vedresti mai, tutt’al più meno delle dita di una mano, costringendo qualche conoscente a vederlo.
Se invece le pubblicassi da qualche parte nel web sarebbero già note ai più e comunque pochi si “snocciolerebbero” tutto il tuo palloso filmato.
Ed allora? Perchè non ti immergi nell’evento e ne godi appieno? Vibrando come un riccio!?
Invece no! Dobbiamo vedere foto di nozze con tutti gli invitati ben ristrutturati nel make-up e nei vestiti col cellulare in mano.
Brutto, brutto brutto!

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Non aprite quel cervello

Gregge umano
A volte non ne posso proprio fare a meno, viste le provocazioni che mi vengono sottoposte da voi autori, scrittori, critici del web.
Si richiede all’uomo comune, ai 7 miliardi di persone, con la presunzione di essere al di sopra di tutto, come lo sto facendo io adesso, di essere aperto, critico, libero nel pensiero ed utilizzare il cervello.
E chi lo dice naturalmente crede di esserlo, come lo crede ognuno di noi, libero e incondizionato.
Stolto!
Stolti!
Per definizione di animale-mammifero-uomo e per definizione di abitante e ospite di questo pianeta, e per il fatto che siamo una grossa comunità, come i topi, le formiche, le api, gli scarafaggi e le termiti, orbene, per tutte queste ragioni abbiamo dovuto darci delle regole di convivenza e relazione sociale. Tra queste regole ed usi comuni esiste la manipolazione, l’assoggettamento, la religione, la morale.
Il potere esige che noi siamo “normali” per restare a far parte della comunità dell’UOMO, ossia dobbiamo fare e pensare e essere ciò che fa e pensa ed è la maggioranza dell’animale UOMO.
Il genio, in qualsiasi settore esso sia genio, raro e unico, è da bandire e da tenere sotto stretto controllo del “comando supremo”, l’unico a stabilire quanto lungo deve essere il tuo guinzaglio per farti sentire più o meno libero e indipendente.

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La catena artistica dell’imbecillità

Bretagna
C’è poco da dire. Come se tutto fosse stato detto.
C’è poco da scrivere. Come se tutto fosse stato scritto.
C’è poco da comporre. Come se tutto fosse stato già composto.
C’è poco da dipingere. Come se tutto fosse stato già dipinto.
C’è poco da fotografare. Come se tutto fosse stato già fotografato.
E si potrebbe andare avanti, fino a coprire tutte le arti e la produzione del genio e dell’imbecillità umana.
Compreso ciò che sto scrivendo.
Cosa ci spinge ad alimentare le catene di sant’antonio?
Sfide di mamme che pubblicano loro immagini coi propri figli, condividi anche tu se sei d’accordo, sei un vero amico se leggi questo post fino in fondo e poi condividi, fai il test della pizza, e tanto altro.
Anche questo mio sbuffare è una catena di sant’antonio. Anche ciò che stai pensando è una catena di sant’antonio.
Siamo fottuti.
Siamo in catene.
E non provate a slegarle.

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Deve essere la volta buona

BagnasciugaDa oggi, chi mi conosce dentro e fuori la rete, mi troverà solo qui.
Facebook, croce e delizia. Non ne elencherò i motivi a tutti noti.
Io mi sento come se vivessi dentro “Blade runner”.
Anche qui, nei blog, trovi di tutto. Con una differenza, però: per immergerti nella latrina del web e mischiarti con me devi conoscermi, cercarmi, sapere che sono qui.
Qui non siamo sotto i riflettori di FB, sotto gli occhi di tutti.
Qui siamo nel club degli irriducibili del blog.
Buon bagno! Le onde di Ripples non si fermano.

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Emergenza cultura, chiamate il 112

Parigi_009
Mi intristisco al pensiero che la maggior parte dei luoghi d’arte e testimoni della nostra storia siano chiusi inaccessibili all’umanità, e quelli aperti lo siano col contagocce, per cui occorre conoscere orari e modalità di fruizione.
Poco fa in Francia non ho potuto visitare un antico convento. Ero di passaggio, erano le 16.10 di sabato. L’ultima visita alle 16.00. Ho insistito per entrare, spiegando che non avrei avuto altro modo e che avevo percorso 1000 km quel giorno, pensando di giungere in tempo. Nulla!
In questo devo dare ragione a Sgarbi. I luoghi di cultura dovrebbero essere sempre aperti, come gli ospedali.
Perché se ne potrebbe sentire il bisogno anche di notte!