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Delfino curioso

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Il regalo della natura del 25 maggio 2017

piazza unita

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La mia 205

21 maggio 20179 Colli2

Andare a letto presto per alzarsi alle 4 del mattino, ma il presto è già tardi.
Non chiudere occhio neanche un minuto e passare a rassegna gli oggetti, gli accessori, i dispositivi utili all’impresa.
Uscire nel buio della notte per vedere che ancora piove.
Fare colazione abbondante alle 4.30.
Decidere l’abbigliamento e indossarlo.
Prendere la bici preparata poche ore prima e recarsi nella strada bagnata alle 5.30.
Nel freddo dell’aurora pedalare per raggiungere la tua griglia di partenza, quella gialla, lungo il canale di Cesenatico, cercando di prendere confidenza col tuo corpo.
Parlare coi tuoi vicini nell’attesa del via e rendersi conto che sei uno dei 15 mila, un fiume di teste colorate nell’alba ancora blu.
Ascoltare una voce nell’aria, vedere un elicottero sulla tua testa, sentire lo sparo a salve di un cannone, avvisare la bocca dello stomaco che si restringe e le farfalle nella pancia, rendersi conto che è fatta-si-va.
Vedere il fiume di ciclisti davanti a te che comincia a scorrere e pensare che ora tocca proprio a te poggiare il culo sul sellino dopo aver bloccato il piede destro sul pedale.
Partire all’alba nella bruma.
Stare attenti alla ruota davanti, ai gomiti dei tuoi compagni posti di lato, a quelli che ti sopravanzano.
Procedere nella pianura nel silenzio assoluto del risveglio della natura e degli uomini, rotto dal ciclo delle pedalate di tutti quegli appassionati
Risalire i colli romagnoli nel serpentone colorato di bici e divise.
Ascoltare il pneumatico della ruota rotolare sul fondo stradale fino quasi a scivolare su di esso.
Alzarsi sui pedali per sentire il peso del tuo corpo che spinge quell’unico oggetto uomo-bici.
Salire salire salire.
Prima in scioltezza, poi sempre più pesantemente.
Godere di panorami a 360 gradi. Rocche, valli, colli, monti, mari, creste, papaveri rossi, campi gialli.
Passare tra ali di gente nei centri abitati che ti incitano e tu applaudono.
Gioire delle strade completamente chiuse e a tua disposizione.
Essere soddisfatti di una organizzazione perfetta.
Soffrire sul Barbotto al 18% spingendo sui pedali sempre più con fatica rasentando i 6 km orari. Continuare a spingere fino all’estremo, passando tra due ali di ciclisti che proseguivano a piedi. No. Io non volevo scendere e li rispettavo comunque. Sentire la ruota davanti alzarsi 4 volte almeno sulla retrospinta delle mie braccia. Arrivare in cima al gran premio della montagna sotto lo striscione con lo speaker che salutava incoraggiando l’ultimo sforzo. Ricoprirsi e rimettersi gli occhiali per affrontare la discesa pericolosissima. Farsi male le mani per tenere i freni ben saldi e stretti sui tornanti. Voltare appena il volto lateralmente per vedere l’infinito e goderne all’infinito.
Fermarsi al quarto ristoro, dopo 80 km per sapere se puoi ancora camminare.
Decidere al 100-imo km di voltare sulla destra per fare altri 100 km e altri 5 maledetti e benedetti colli, invece di voltare a destra e fare altri 30 km e il quinto e ultimo colle.
Dire a se stesso che senza l’adeguata preparazione è un azzardo.
Fregarsene del tuo io e voltare a destra.
Continuare a soffrire per 2 colli in salite da 9 km l’una e pendenze quasi impossibili.
Scollinare San Leo a 780 sul livello del mare coi brividi del freddo e le strade bagnate.
Mangiare e bere tutto ciò che ti resta nelle tasche e nelle borracce per no far mancare zuccheri al cervello e liquido nei muscoli.
Pedalare l’ultima discesa da solo senza vedere nessuna davanti, voltarsi dietro e rendersi conto che non sopravanza nessuno. Chiedersi se hai sbagliato strada ed attendere pedalando. Vedere un gruppetto di ciclisti e avventarsi addosso a forti e ampie pedalate.
Inseguire il trenino di ciclisti che vanno più veloci di te per affrontare gli ultimi 25 km in pianura verso il mare col vento contrario.
Affrontare gli ultimi grandi rondò come i veri professionisti, in fila indiana ad alta velocità, inclinando la bicicletta più del dovuto.
Vedere i segnali gialli dei km mancanti e, nonostante le gambe e la schiena, pensare: peccato stia finendo.
Assaporare quegli ultimi km pensando ai precedenti km, alla fatica, ai sorrisi, agli amori, agli amici, al sudore.
Entrare nel rettilineo finale massacrato ma anestetizzato dalla gioia.
Sistemarsi casco maglia occhiali per passare sotto lo striscione dell’arrivo col braccio destro sollevato e il pugno chiuso, a dare pugni all’aria gridando:
ASSURDOOOO!!!!
Sentire lo speaker ripetere. Si, è assurdo!!!!

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Dutolje

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Diamante

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Pioggia sarò
E pioggia tu sarai
I miei occhi si chiariranno
E fioriranno i nevai

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Per niente facili

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uomini così poco allineati
li puoi chiamare ai numeri di ieri
se nella notte non li avranno cambiati

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Sposa

sposa

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Con tutto il rispetto

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… e il naufragar m’è dolce

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# Effetto bora # hashtag bora #

Fino a poco fa sapevate parlare a stento in italiano. Oggi parlate quasi esclusivamente in #hashtag.
Mi rivolgo ai pappagalli.
Ed io continuo a proporre invece sempre le foto del mare, del gelo, della bora, di Trieste.
È tutto così ridicolo e banale.

Ci vuole una scassata!

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Soli

Soli. Noi 2 da soli. Dopo 150 giorni.

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L’ultima Luna , era quella di . ..

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La mia Luna Blu

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E’ stato molto difficile ieri sera. L’ho aspettata A Conconello, sotto Banne, sulla collina carsica che sovrasta Trieste, luogo dal quale si gode tutto il golfo triestino a perdersi lontano tra Venezia e l’Istria più lontana.
Lei, la Luna. Era attesa da me guardando il mare sulla sinistra. Il freddo era glaciale. Avevo pensato a tutto, ero coperto benissimo. Ma avevo dimenticato i guanti. Le mani nude per manovrare la macchina fotografica con questo vento e questo freddo. No. No. Non si fa. Anche i piedi erano esposti, nonostante calze e scarpe pesanti. Nulla, alla fine della serata ero congelato nelle estremità che ho rischiato di perdere. Non esagero. 2 gradi sotto lo zero sul Carso con quel vento… Duro, durissimo.
Non volevo perderla, non volevo perdermela. Lei, Signora Luna. L’ho fotografata tante volte, l’ho fermata nei miei occhi, tra le mie mani congelati. Lei che mi ha dato dettato la via dei miei studi e della mia carriera professionale. Lei che mi ha convinto quella notte del 19 luglio 1969.
Era già buio, l’alba era prevista per le 17,42. Ma non la scorgo. un dubbio all’improvviso. Penso: già sarà alle mie spalle. Lei è già nata stasera, ma sarà sull’altopiano carsico. A Trieste, sul livello del mare sorgerà più tardi per via del profilo carsico alto 450 metri.
Metto tutta la mia attrezzatura in auto e parto per valicare il Carso e inseguire la mia Luna nei campi sloveni, lungo Lipiza e Lokev.
A Basovizza la scorgo. E’ là. Ferma. Mi invita a guardarla. Fa capolino tra i boschi. La mia corsa rallenta, scendo dall’auto e le dedico degli scatti. E’ ancora all’orizzonte. Fa molto freddo. Procedo verso il confine, nel buio della sera di novembre, attraverso neri boschi. Percorro la strada verso il nord, Lubiana. Veloce. Non posso permetterla di alzarsi troppo. Devo fotografarla ancora all’orizzonte per metterla al confronto col profilo degli oggetti sulla Terra. Alberi, colline, case, boschi. Solo cosi potete comprendere quanto sia grande, immensa, affascinante, stregante, ammaliante.
Per te Luna, ho fatto pazzie, e continuerò a farle.
Continuerò a rincorrerti. Un giorno ti prenderò!

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31 ottobre 2016

svelo

sVelo

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29 ottobre 2016

Il giorno di una nuova alba

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28 ottobre 2016

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26 ottobre 2016

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22 ottobre 2016

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19 ottobre 2016

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14ottobre 2016

La notte tu mi appari immensa

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10 ottobre 2016

Runner

Runner

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8 ottobre 2016

barcolana

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8 ottobre 2016

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2 ottobre 2016

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25 settembre 2016

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24 settembre 2016

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22 settembre 2016

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19 settembre 2016

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13agosto2016

13agosto2016

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Costa saluta Trieste

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Lassù in plancia non mi hanno neanche visto. Impossibile da lì sopra. Io, minuscolo oggetto, ago nel pagliaio, canoino in mare. Mi scanso e lo vedo andare verso il sole.

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Due eroi in attesa di giudizio

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Nubi nere su di me, visto quello che penso!
Non capisco perchè due omicidi debbano essere trattati come due eroi.
Fino alla proclamazione della sentenza del loro processo non possono essere giudicati innocenti, nè colpevoli.
Ed allora perchè gli onori di Stato e la loro presenza alla sfilata del 2 Giugno?
Ecco! Un’altra cosa che non capisco: non si possono risparmiare quei soldi di una sfilata anacronistica e inutile?

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Lacrime di gioia

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Trieste Skyline… e che “line di sky”!

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Trieste, Rive nel giorno della Bavisela

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Pensieri e parole

Saba canottaggio
Prima di una uscita in mare, in singolo, solo con me stesso, decido, propongo, nego, acconsento.

Questa immagine denuncia l’amicizia, l’affetto, la stima di chi me l’ha scattata, il mio grande amico Matteo!

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Amala, pazza Trieste

Piccola troma a Trieste
Sono interista per eredità, ma non ne sono più orgoglioso (con rispetto per tutti gli altri seri aspetti della vita).
Uno dei cori che si sentono allo stadio: “Amala, pazza Inter!!!”
Alle 18, in acqua remando, mi si presenta una trombetta d’aria, la vedo arrivare, si sposta l’aria con forza, corre sul mare veloce, porta aerosol di pioggia.
Dovrei vogare con forza per rientrare in porto, ed invece mi sento maledettamente attratto da quella forza che avanza e oscura tutto all’improvviso.
L’aspetto e mi faccio investire: “Amala, pazza Trieste!!!”

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Mira mare

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Il battesimo di Carnival Vista a Trieste

Carnival Vista a Trieste

Carnival Vista a Trieste

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Chi mi farà il book fotografico?

2011 - Il mio amico carissimo

2011 – Il mio amico carissimo

Nasci. A volte non sei ancora uscito dall’utero materno, col cordone ombelicale che ti gira intorno al busto, e ti scattano le prime foto. Si, è successo a mio figlio.
Sei ancora in ospedale, nel più bel reparto, e grazie alla fotografia digitale che non costa più nulla, hai già il tuo primo servizio di 2 mila scatti.
No, mio figlio no. Solo una decina di diapositive in tutto, all’epoca una stampa costava troppo e lo scatto era pensato, calcolato, ponderato, progettato. Perciò molto più consapevolizzato.
Battesimo, Prima Comunione, Cresima, la Scuola, gli amici, il primo amore, il secondo il terzo, il quarto.
Il servizio di Nozze.
Il Convegno, il Compleanno Speciale, il Viaggio, la Crociera, lo Sport preferito, la Gara.
Servizi fotografici autoeseguiti (notate che non ho usato la parola “Selfie”) e servizi pagati ad un fotografo professionista.
Ma l’ultimo, il saluto finale, il book al tuo funerale. Perchè? Perchè no?
Quante volte l’avrei voluto fare. A mio padre tantissimo tempo fa, ero troppo giovane per lasciarlo. A mia madre, ero abbastanza consapevole da volerlo. No, fui fermato dai miei parenti ed amici stretti. Fui preso per inconsolabile sofferente.
No, io ero lucido e consapevole che si deve pur andare via in un’altra dimensione. Ma volevo scattarle il suo book.
Lo so, anche chi legge mi prenderà per stolto.
Ho pensato di imbucarmi ai funerali di amici lontani per sospendere volti e situazioni.
Quel giorno di novembre di qualche anno fa ero sconvolto e sconfortato dalla perdita del mio carissimo amico, fratello, gemello di una vita. Lo raggiunsi dopo un viaggio infinito, quando lui non era più. Stavano per chiudere la cassa. Non ce l’ho fatta. Ho tirato fuori il cellulare e…
Solo 2 scatti che oggi a distanza di circa 4 anni mi fanno rivivere quella emozione, altrettanto forte e calda e amorosa di uno scatto fatto in una diversa situazione di gioia.
Siete autorizzati a scattare foto alla mia partenza, siete tutti invitati!

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Purple rain

I’ll miss you.
(sabasan)
Purple rain
I never meant to cause you any sorrow. – Non intendevo causarti nessun dispiacere
I never meant to cause you any pain. – Non intendevo causarti nessun dolore
I only wanted to one time see you laughing. – Volevo solo vederti ridere una volta
I only wanted to see you laughing in the purple rain. – Volevo solo vederti ridere nella pioggia viola

Purple rain, purple rain. – Pioggia viola pioggia viola
Purple rain, purple rain. – Pioggia viola pioggia viola
Purple rain, purple rain. – Pioggia viola pioggia viola

I only wanted to see you bathing in the purple rain. – Volevo solo vederti fare il bagno nella pioggia viola

I never wanted to be your weekend lover. – Non ho mai voluto essere il tuo amante del fine settimana
I only wanted to be some kind of friend. – Volevo solo essere per te qualche tipo di amico
Baby I could never steal you from another. – Piccola, non potrei mai portarti via a un amico
It’s such a shame our friendship had to end. – È così un peccato che la nostra amicizia debba finire così

Purple rain, purple rain. – Pioggia viola pioggia viola
Purple rain, purple rain. – Pioggia viola pioggia viola
Purple rain, purple rain. – Pioggia viola pioggia viola

I only wanted to see you underneath the purple rain. – Volevo solo vederti sotto la pioggia viola

Honey I know, I know, I know times are changing. – Tesoro, lo so, lo so, lo so che i tempi stanno cambiando
It’s time we all reach out for something new, – È tempo di ottenere qualcosa di nuovo
That means you too. – Questo vale anche per te
You say you want a leader, – Dici di volere un leader
But you can’t seem to make up your mind. – Ma sembra che tu riesca a deciderti
I think you better close it, – Credo dovresti chiudere la tua mente
And let me guide you to the purple rain. – E lasciare che io ti conduca nella pioggia viola

Purple rain, purple rain. – Pioggia viola pioggia viola
Purple rain, purple rain. – Pioggia viola pioggia viola

If you know what I’m singing about up here. – Se sapete ciò di cui sto cantando quassù
C’mon raise your hand. – Allora alzate le vostre mani

Purple rain, purple rain. – Pioggia viola pioggia viola

I only want to see you, only want to see you. – Voglio solo vederti, voglio solo vederti
In the purple rain – nella pioggia viola

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Audace e Pace

Molo Audaca

Trieste, Molo Audace

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Fiato al doping, domani la Parigi Roubaix

Trieste, Giro d'Italia

Trieste, Giro d’Italia

Il ciclismo, la mia passione indotta da mio padre, sin da bambino, ancora prima. Ho sempre giocato con le palline dei ciclisti, sulla spiaggia, coi nomi dei ciclisti sulle mollette da bucato per simulare il Giro d’Italia o il Tour de France. Gimondi, Motta (ero il suo fan), Anquetil, Adorni, Bitossi, Merckx, Dancelli… Ho corso per passione da ragazzo e continuo ancora, mettendo solo acqua nella borraccia e non la pozione magica, come diceva e faceva Coppi.
Domani la Parigi-Roubaix. Sarebbe un grande spettacolo, se non fosse che la lotta tra il controllo antidoping e la ricerca di nuove sostanza sia, purtroppo, la gara vera. E noi lì, ad esaltarci per chi si dopa meglio ed elude tutti i controlli per vincere “sportivamente” sull’avversario.
Altro che divano, noccioline e birra!

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Una rosa al posto di un cellulare, sarebbe meglio!

Nozze

Una rosa al posto di un cellulare, sarebbe meglio!

  • Partecipare ad un concerto: fotografare e filmare col cellulare, con le braccia in alto, quasi tutti insieme, e non fare godere lo spettacolo a chi vuole immergersi e concentrarsi sull’evento.
  • Assistere ad un evento sportivo: fotografare e filmare col cellulare, con le braccia in alto, quasi tutti insieme, e non fare godere lo spettacolo a chi vuole immergersi e concentrarsi sull’evento.
  • Partecipare ad una cerimonia solenne, qualunque essa sia: fotografare e filmare col cellulare, con le braccia in alto, quasi tutti insieme, e non fare godere lo spettacolo a chi vuole immergersi e concentrarsi sull’evento.
  • Assistere ad un exploit o ad un saggio personale di amici e parenti: fotografare e filmare col cellulare, con le braccia in alto, quasi tutti insieme, e non fare godere lo spettacolo a chi vuole immergersi e concentrarsi sull’evento.

Perchè? Perchè? Perchè?
Se quelle migliaia di foto e quei chilometri di video restassero nel tuo cellulare non li vedresti mai, tutt’al più meno delle dita di una mano, costringendo qualche conoscente a vederlo.
Se invece le pubblicassi da qualche parte nel web sarebbero già note ai più e comunque pochi si “snocciolerebbero” tutto il tuo palloso filmato.
Ed allora? Perchè non ti immergi nell’evento e ne godi appieno? Vibrando come un riccio!?
Invece no! Dobbiamo vedere foto di nozze con tutti gli invitati ben ristrutturati nel make-up e nei vestiti col cellulare in mano.
Brutto, brutto brutto!

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Non aprite quel cervello

Gregge umano
A volte non ne posso proprio fare a meno, viste le provocazioni che mi vengono sottoposte da voi autori, scrittori, critici del web.
Si richiede all’uomo comune, ai 7 miliardi di persone, con la presunzione di essere al di sopra di tutto, come lo sto facendo io adesso, di essere aperto, critico, libero nel pensiero ed utilizzare il cervello.
E chi lo dice naturalmente crede di esserlo, come lo crede ognuno di noi, libero e incondizionato.
Stolto!
Stolti!
Per definizione di animale-mammifero-uomo e per definizione di abitante e ospite di questo pianeta, e per il fatto che siamo una grossa comunità, come i topi, le formiche, le api, gli scarafaggi e le termiti, orbene, per tutte queste ragioni abbiamo dovuto darci delle regole di convivenza e relazione sociale. Tra queste regole ed usi comuni esiste la manipolazione, l’assoggettamento, la religione, la morale.
Il potere esige che noi siamo “normali” per restare a far parte della comunità dell’UOMO, ossia dobbiamo fare e pensare e essere ciò che fa e pensa ed è la maggioranza dell’animale UOMO.
Il genio, in qualsiasi settore esso sia genio, raro e unico, è da bandire e da tenere sotto stretto controllo del “comando supremo”, l’unico a stabilire quanto lungo deve essere il tuo guinzaglio per farti sentire più o meno libero e indipendente.

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Realismo impressionista

Etretat

Etretat

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Costa quel che Costa: a Trieste arriva all’alba

Costa a Trieste

Arrivo della Costa a Trieste

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Co’ mignoli

Parigi

Parigi, vista dei tetti da Notre Dame

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In bici a Saint Malò

Saint Malò

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La catena artistica dell’imbecillità

Bretagna
C’è poco da dire. Come se tutto fosse stato detto.
C’è poco da scrivere. Come se tutto fosse stato scritto.
C’è poco da comporre. Come se tutto fosse stato già composto.
C’è poco da dipingere. Come se tutto fosse stato già dipinto.
C’è poco da fotografare. Come se tutto fosse stato già fotografato.
E si potrebbe andare avanti, fino a coprire tutte le arti e la produzione del genio e dell’imbecillità umana.
Compreso ciò che sto scrivendo.
Cosa ci spinge ad alimentare le catene di sant’antonio?
Sfide di mamme che pubblicano loro immagini coi propri figli, condividi anche tu se sei d’accordo, sei un vero amico se leggi questo post fino in fondo e poi condividi, fai il test della pizza, e tanto altro.
Anche questo mio sbuffare è una catena di sant’antonio. Anche ciò che stai pensando è una catena di sant’antonio.
Siamo fottuti.
Siamo in catene.
E non provate a slegarle.

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Il sole si ferma per incontrare la notte

Tramonto

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Il mio albero

Albero